Sabato 14 Maggio Maxy Studio ha ospitato il primo workshop dell’Accademia del Colore di EIZO, marchio leader nel mercato internazionale dei monitor grafici. Un evento pensato ad hoc per i professionisti dell’immagine che desideravano confrontarsi sul campo con tutti gli step della gestione fotografica digitale, fino alla stampa o alla pubblicazione web.

Marco Olivotto, Ambassador EIZO e tra i più autorevoli consulenti del settore, è stato il docente di questo appuntamento; durante la giornata ogni partecipante ha potuto sperimentare le tecniche di gestione del colore direttamente sui monitor EIZO e partendo da alcune fotografie naturalistiche di Claudia Rocchini, fotografa, giornalista, docente Nikon School e testimonal Profoto.

Abbiamo chiesto a Marco Olivotto alcune sue impressioni non solo sull’evento ma, più in generale, sulla formazione in campo fotografico.

Parlaci di te e del tuo lavoro.

Mi occupo di formazione in diversi ambiti: nelle scuole e in alcune università, attraverso corsi indipendenti che spesso vengono organizzati in tutta Italia. Mi occupo anche di postproduzione fotografica. Poco tempo fa ha aperto al  Quirinale una mostra importante con fotografie postprodotte da me (“Orizzonti d’Italia” di Massimo Sestini, in mostra a Roma fino al 5 Giugno). In generale tante attività diverse, quindi, ma che fanno riferimento allo stesso ambito tematico.

Qual è lo stato dell’arte dell’offerta formativa fotografica? Ritieni che corrisponda alle esigenze reali del mercato?

Sappiamo che da diverso tempo il mercato professionale è in crisi, e non solo per il fattore economico. Ci sono problemi anche per una certa reticenza e resistenza nei confronti della formazione. Soprattutto da parte dei professionisti che pensano di non averne bisogno.

Inoltre, la fotografia si è trasformata rapidamente in un fenomeno di massa. Ormai tutti fotografano, usando i mezzi più diversi, fra cui anche gli smartphone, e questo ha dato vita alla proliferazione di corsi di formazione che a volte sono eccellenti, altre volte generano molte perplessità.

Quali erano gli intenti dell’evento EIZO a Maxy Studio? Cosa volevate trasmettere ai partecipanti?

Qualche tempo fa, confrontandomi proprio con Maxy Studio, era emersa una volontà di aprire anche ad iniziative formative che potessero andare realmente incontro alle esigenze del mercato, in un’ottica di promozione della cultura fotografica. Negli stessi giorni ho ricevuto l’invito da parte di EIZO perché tenessi un incontro formativo proprio a Milano.

Si trattava per loro del primo evento di questo tipo, un momento dove non solo potevano far vedere i loro prodotti migliori, ma potevano farli provare e testare, con la presenza di una persona alla guida di questo percorso per tutta la giornata. Questi due punti di vista, la volontà di Maxy Studio da un lato, e la richiesta di EIZO dall’altro sono state semplicemente messe in contatto perché dialogassero tra loro. Così è nato tutto. 

Un evento inedito, dunque.

Sì, il risultato è stato qualcosa di abbastanza inedito e ibrido: mattina dedicata alle procedure e alla teoria (come settare un monitor,  profilarlo, calibrarlo, ecc.); pomeriggio dedicato alla visione di alcune tecniche di postproduzione, focalizzando l’attenzione dei partecipanti sulla fortuna di poter lavorare con un’attrezzatura di ottimo livello. I feedback mi sono sembrati molto buoni, anche se sarebbe stato bello avere più tempo a disposizione per lavorare.

Il pubblico era composito, fatto di professionisti e non professionisti. Il che per me fa pochissima differenza. Chi fotografa, fotografa. Che lo faccia per lucro o meno, bene o male, questo è un altro discorso. Ma la sostanza è la stessa. Parliamo sempre di fotografia. Con sorpresa ho appreso inoltre che molti venivano da fuori Milano: da San Marino, da Venezia, da ogni dove.

Quali spunti sono emersi?

Credo che ci sia un grande bisogno di chiarezza su certi temi. Oggi è possibile fare autoformazione gratuita, usando Internet, Youtube o mezzi simili, ma già in tanti si stanno accorgendo che con questi sistemi è stata fatta molta confusione. Cerco di essere il più chiaro possibile, di essere concreto ed essenziale.

Entriamo nel dettaglio, facciamo capire quali sono i punti su cui ritieni ci sia maggior confusione.

Per esempio, il bisogno e la ricerca di una coerenza tra quello che si vede a monitor e il risultato stampato, un difficoltà comune. Oppure la gestione di alcune situazioni problematiche dal punto di vista del colore. Io sono preparato probabilmente come molti altri su questo tema, ma ho il vantaggio  di aver fatto e di fare molte consulenze nelle aziende e di toccare con mano casistiche reali. La mia didattica è fatta di teoria ma anche molta pratica: la teoria è necessaria perché la comprensione è essenziale, mi sforzo per trasmettere concetti generali, anche molto complessi, con un linguaggio semplice e pratico. Dico ad esempio “quando calibrate un monitor è come calibrare l’assetto della vostra macchina”.

Ma nel caso in cui la teoria non dovesse essere sufficiente, cerco di affrontare la questione da un punto di vista pratico per arrivare comunque alla conclusione e a un buon risultato.

Perché Maxy Studio?

La prima percezione che si ha di Maxy Studio è che lo spazio sia enorme, in tutti i sensi. La superficie, la volumetria, le risorse sono straordinarie. Non so pronunciarmi esattamente sulla grandezza, ma di sicuro è uno spazio dove è possibile fare tranquillamente delle foto a un tir! Questo posto è una bella scommessa che per funzionare ha bisogno di buone idee.

Uno studio fotografico nasce per fornire dei servizi e, tolta la dimensione e alcune caratteristiche peculiari, tutti i buoni studi fotografici hanno le stesse luci, lo stesso tipo di attrezzature e di tecnologie.

Cosa rende, a tuo parere, uno studio migliore, o peggiore, di un altro?

Non la tecnologia, che a un certo punto si standardizza su un livello alto, ma l’approccio, la competenza, la disponibilità, la sensibilità e la capacità dello staff di rispondere a richieste diverse per collaborare e perfezionare le proposte e le idee innovative. Portare la formazione all’interno di uno spazio come Maxy Studio, lo trasforma in uno spazio polifunzionale. Si può avere un set in una giornata e il giorno immediatamente successivo una lezione di alto livello sugli argomenti più diversi. Senza contare che Maxy Studio è un luogo perfetto per i workshop. Un fotografo può trovare veramente tutto quello che gli può servire o essere utile, anche per fare dei set molto complessi.

E non trascuriamo la logistica: per essere in zona Milano, è decisamente molto raggiungibile. Vicinissimo al casello dell’autostrada o alla fermata della metropolitana, la sua posizione annulla problemi pratici come le code o la ricerca del parcheggio.

È comodo, inoltre, dal punto di vista della gestione dei materiali, sia per i fotografi o i videomaker, sia per gli organizzatori. Si può caricare e scaricare facilmente, arrivando fino a bordo limbo. Un bel vantaggio nel caso di un evento come quello di EIZO che prevedeva la messa in opera di ben venti monitor.

Il workshop con EIZO è stato il primo di una serie di appuntamenti  dedicati alla formazione e alla didattica?

Credo e spero di si. Da un lato c’è un luogo come Maxy Studio, che desidera proseguire in questa direzione. E spero mi coinvolgeranno di nuovo. Dall’altro ci sono le aziende, che desiderano parlare di temi e contenuti. Questa è l’idea di EIZO con la sua Color Academy, un’esperienza che verrà probabilmente portata anche fuori Milano. Sono due percorsi indipendenti ma che vogliono andare nella stessa direzione.

EIZO è un’azienda serissima, una delle migliori tra quelle con cui ho lavorato; è una realtà ancora “a misura d’uomo”, con la quale si riesce ad avere un rapporto umano e non troppo verticalizzato.

L’evento è nato proprio dalla mia volontà di far incontrare delle realtà tra loro diverse ma con scopi molto simili. Spero che questo incontro fortunato possa portare a cose nuove nel futuro.

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